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# Sii Cyber Fit!

Nella vita quotidiana ci prendiamo cura della nostra sicurezza quasi automaticamente. Usiamo le cinture di sicurezza in auto, il casco in bicicletta e sugli sci, abbiamo installato dispositivi di sicurezza in casa, ci fermiamo al semaforo rosso e chiudiamo l'auto a chiave. Nel mondo virtuale, però, ci prendiamo cura della nostra sicurezza molto meno.

16/10/2020 · 4 min di lettura · Redazione ZEBR.ai

**Nella vita quotidiana ci prendiamo cura della nostra sicurezza quasi automaticamente. Usiamo le cinture di sicurezza in auto, il casco in bicicletta e sugli sci, abbiamo installato dispositivi di sicurezza in casa, ci fermiamo al semaforo rosso e chiudiamo l'auto a chiave. Nel mondo virtuale, però, ci prendiamo cura della nostra sicurezza molto meno.**

**PROBABILMENTE** ciò è dovuto al fatto che nella vita quotidiana sappiamo come comportarci e a cosa prestare attenzione. Conosciamo le minacce e siamo quindi in grado di immaginarne le conseguenze, facciamo le cose automaticamente e agiamo di conseguenza. Nella vita digitale, invece, non conosciamo altrettanto bene le minacce. Nella maggior parte dei casi non sappiamo esattamente quali siano e cosa possano comportare. Eppure, man mano che ci spostiamo sempre di più nello spazio digitale, gli incidenti causati da eventi informatici si avvicinano gradualmente alle perdite causate dagli incidenti “tradizionali” nel mondo reale.

### CINTURE SÌ, BACKUP NO

All'inizio di quest'anno, prima della pandemia di covid-19, Acronis ha condotto un sondaggio tra privati e organizzazioni. Secondo il sondaggio, il 68 per cento degli utenti comuni ha subito almeno una volta la perdita di dati o dispositivi propri o di familiari. Si tratta di tre punti percentuali in più rispetto al sondaggio dello scorso anno. Sono aumentate significativamente le preoccupazioni degli utenti comuni per gli attacchi ransomware (del 29 per cento), il cryptojacking (del 31 per cento) e l'ingegneria sociale (del 34 per cento). Ciononostante, molti utenti non eseguono il backup dei propri dati né li proteggono in altro modo. Si muovono così nel mondo digitale come se guidassero un'automobile senza cinture di sicurezza.

Le aziende si proteggono molto di più, eppure il 42 per cento ha già subito interruzioni operative a causa della perdita di dati aziendali: 12 punti percentuali in più rispetto all'anno scorso. A livello aziendale aumenta soprattutto la frequenza dei backup: è cresciuto notevolmente il numero di amministratori IT che eseguono backup almeno una volta al giorno (ora il 27 per cento) o più volte al giorno (ora il 15 per cento), mentre diminuisce rapidamente quello di chi effettua backup solo una o due volte al mese (ora il 20 per cento). Tuttavia, non è ancora sufficiente, perché gli attacchi degli hacker sono rivolti soprattutto dove possono fruttare più denaro. Un singolo attacco a un'organizzazione non protetta può causare danni per milioni e, nel caso di un ospedale, persino mettere in pericolo la vita dei pazienti.

### COSA SOSTITUIAMO PIÙ FACILMENTE: IL CELLULARE O I DATI?

Siamo abituati a pensare che la perdita di un oggetto fisico nel mondo reale sia peggiore della perdita di informazioni digitali. Non è del tutto vero: alcuni studi indicano che per molte persone la perdita di dati importanti e fotografie private è emotivamente più significativa della perdita del telefono cellulare sul quale erano archiviate immagini o video unici.

Cosa può accadere se non ci proteggiamo nello spazio digitale come facciamo in quello reale? La perdita di dati personali e documenti aziendali richiede molto tempo o risorse per essere ripristinata. La perdita di denaro a seguito di un attacco ransomware può comportare la necessità di pagare i ricattatori per riottenere l'accesso a dati critici. La perdita della privacy può derivare dalla pubblicazione di informazioni sensibili, e-mail e fatture false, con successive frodi finanziarie.

Non è quindi vero che la perdita o il furto di beni digitali siano trascurabili rispetto alla perdita di quelli fisici. E continueranno ad aumentare con la crescente dipendenza dal mondo online.

### QUANTO SEI FIT?

Non resta che richiamare maggiormente l'attenzione sulle minacce, ma anche sulle soluzioni, che non devono essere né complesse né costose. L'iniziativa Sii Cyber Fit! è dedicata proprio ad aumentare la consapevolezza dei rischi nel mondo informatico. È una risposta a una situazione in cui quasi nessuno trascura consapevolmente la cura della propria salute nel mondo reale, ma sottovaluta i rischi nel mondo digitale, che possono avere conseguenze altrettanto gravi sulla vita personale e professionale.

Il problema più grande, quindi, non è la sicurezza, ma proprio la sottovalutazione delle minacce. Su **[www.budcyberﬁt.cz](http://www.budcyberfit.cz/)** privati e aziende possono scoprire di più sui rischi attuali nel cyberspazio. Qui hanno a disposizione un semplice modulo che, una volta compilato, comunica al partecipante il suo punteggio Cyber Fit. L'iniziativa si rivolge ai consumatori che utilizzano computer e dispositivi mobili per scopi personali, agli utenti professionali e alle organizzazioni che utilizzano più computer.

Se vogliamo comportarci in modo responsabile nella vita reale, facciamo controlli preventivi dal medico. Se vogliamo comportarci responsabilmente anche nella vita digitale, dovremmo avere una panoramica dello stato del nostro sistema di sicurezza informatica. Sii Cyber Fit! vuole fungere da luogo in cui privati e aziende si recano per controlli preventivi della propria salute informatica.

*Questo testo è stato pubblicato il 15 ottobre sulla rivista Reflex*

Fonte: <https://www.acronis.cz/bud-cyber-fit/>

Autore dell’articolo: Redazione ZEBR.ai

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