Il comportamento del ransomware è sempre più insidioso. Non è più vero che, dopo la cifratura dei dati attivi, sia possibile ripristinare tutto facilmente e automaticamente dal backup. Le attuali varianti di ransomware cercano innanzitutto di attaccare i backup stessi oppure tentano di disattivare le protezioni e il software di backup, in modo che l'organizzazione, avviando i backup, scopra di non averne in realtà nessuno utilizzabile e che l'unica possibilità sia pagare il riscatto.
E come ciliegina sulla torta arrivano le versioni più recenti, che in caso di mancato pagamento del riscatto minacciano inoltre di pubblicare dati sensibili. Ciò è molto spiacevole sia per le aziende commerciali con preziosa proprietà intellettuale e brevetti, sia per le organizzazioni pubbliche, che rischiano pesanti sanzioni per una protezione insufficiente dei dati personali ai sensi del GDPR.
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Autore dell’articolo: Redazione ZEBR.ai



